Articoli
In memoriam - Evan Hunter alias Ed McBain 1926-2005
- Dettagli
- Categoria: LETTERATURA
- Data pubblicazione
- Visite: 435

È difficile scrivere queste righe. È difficile spiegare un senso di perdita nei confronti di una persona che non si è mai conosciuta se non attraverso le sue opere. Però mi sembra doveroso farlo. Perché se non ci fosse stato Ed McBain, all’anagrafe Evan Hunter, non ci sarebbe stato Nathan Never, o perlomeno un terzo di Nathan Never: il mio.
Quando ero bambino, d’estate andavamo in vacanza al mare. La nostra vicina di casa era una appassionata di gialli Mondadori, e riforniva regolarmente mia madre per le sue letture sotto l’ombrellone. A dodici-tredici anni cominciai anch’io a leggere gialli, anzi, a divorarli, e credo che per qualche anno siano stati l’unico genere di libri che ho letto. Cominciai dai personaggi che conoscevo attraverso la televisione: Nero Wolfe e Maigret, e poi Poirot, Philo Vance, Perry Mason, Ellery Queen, Gideon di Scotland Yard. Finché un giorno mi imbattei in un giallo con un titolo lunghissimo: 87° distretto: l’assassino ha confessato. Sulla copertina di Carlo Jacono c’era la scena di una rissa: tre tizi che si pestavano. Niente cadaveri in biblioteca né maggiordomi in guanti bianchi. Sembrava promettente. Lo lessi di nascosto (non faceva parte dei libri che ero autorizzato a leggere, e che mia madre mi passava dopo la sua lettura) e rimasi folgorato.
Quei dialoghi, e soprattutto quello stile, che mutava con grande naturalezza dal dramma all’ironia, erano completamente diversi da tutto ciò che avevo letto in precedenza. Non capivo proprio tutto dello scabrosissimo plot, ma quella lettura era esaltante: quei personaggi - poliziotti, criminali, vittime, testimoni - erano veri. E anche quella metropoli di fantasia dal nome italiano, Isola, era vera. Era la Metropoli con la M maiuscola, quella che popolava i sogni di un ragazzino che viveva lui sì, su un’isola, e in una piccola città.
A casa di una zia recuperai 87° distretto: tutti presenti. E nel negozietto di libri usati dove spendevo le mie “paghette” trovai nelle edizioni dei Classici del Giallo Allarme: arriva la madama. Un amico di un amico che voleva liberarsi la cantina mi vendette una pila di vecchi gialli tra cui Lungo viaggio senza ritorno. La caccia agli arretrati dell’87° era cominciata. E ce n’erano in grande quantità, perché McBain scriveva dagli anni cinquanta: avevo vent’anni di libri da recuperare!
Piano piano – al ritmo che le mie paghette di adolescente mi consentivano - comprai tutti i libri di McBain che erano stati pubblicati in Italia (anche qualche Evan Hunter, e anche qualche inedito, in inglese); e ovviamente tenevo d’occhio edicole e librerie, perché Hunter/McBain, prolifico come non mai, continuava a sfornare romanzi. Intanto avevo preso la mia decisione: da grande avrei fatto lo scrittore... anzi, lo scrittore di gialli.
Sapete com’è, la vita ci porta in direzioni inaspettate. Adesso sono diventato grande, e per scrivere scrivo: scrivo fumetti, e per la maggior parte sono storie di fantascienza.
Ma non ho mai smesso di seguire Ed McBain, che intanto aveva creato la serie dell’avvocato Matthew Hope, continuava a scrivere con la solita lena, in qualche caso con risultati davvero eccellenti (Alias Cenerentola, Vespri, Conversazioni Criminali), e continuava a essere maltrattato dal cinema con adattamenti mediocri dei suoi romanzi.
Negli anni novanta lo scrittore prese a venire regolarmente in Italia per promuovere i suoi libri. Molte volte pensai di andare a conoscerlo e quantomeno farmi fare un autografo, ma per un motivo o per l’altro non riuscii mai a organizzare la trasferta. Però, pensavo, forse avrei potuto scrivergli. I miei albi erano disseminati di omaggi ai suoi lavori, e uno dei miei personaggi portava il suo cognome: Sara McBain.
E inoltre c’era un albo di Nathan Never che aveva la sua fonte d’ispirazione in un romanzo dell’87° distretto; e proprio quell’albo era stato pubblicato negli Stati Uniti, quindi era disponibile in inglese. Forse avrei potuto mandarlo a McBain... non so quante volte ho scritto mentalmente la lettera d’accompagnamento. Ma non ho mai spedito quell’albo.
E ora non avrò più occasione di farlo.
Di una persona cara si dice sempre che “da lassù ci vede”. Se è vero, mi piacerebbe che Evan Hunter alias Ed McBain sapesse che gli sarò eternamente grato per i suoi bellissimi libri. E che l’albo di Nathan Never intitolato Dirty Boulevard è stato ispirato dal suo romanzo Lo spettacolo è finito (See Them Die).
Prima o poi quell’albo sarà ristampato, e mi impegno a dedicarlo alla sua memoria. E per quanto le parole non possano esprimere le emozioni che i suoi libri mi hanno dato, scriverò
"A Ed McBain -con infinita riconoscenza e ammirazione"
Michele Medda
Vedi anche Il grande romanzo di Ed McBain


