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Bufale


Non mi piace autocitarmi, ma anni fa, tra le categorie dei nerd fumettofili indicate nell’articolo “Fan” non vuol dire ventilatore, avevo individuato la tipologia del Beninformato:

Il Beninformato manda messaggi con notizie eclatanti, apprese da una fonte confidenziale ( in genere “un disegnatore di cui non posso fare il nome”), che nove volte su dieci si rivelano bufale (Es: Ho saputo che Tex chiuderà tra un anno e mezzo”, oppure “Ho saputo che Giorgio Cavazzano lascerà la Disney per lavorare alla Marvel.”). Non c’è limite alle “rivelazioni” del B., che dichiara di conoscere i compensi dei fumettisti, il tipo di auto che guidano e perfino i loro gusti gastronomici.

Molti anni fa mi chiamò un amico che non sentivo da un po’.

– Ciao  – pausa; poi, con tono di voce apprensivo – ma allora stai bene?
– Sì. Scusa, dovrei stare male?
– No, sai… pensavo avessi fatto un incidente con la macchina…
– E perché?
– Eh… ho saputo che stavi girando su una vecchia Panda… quindi ho pensato che avessi distrutto la Ford…
– La mia Ford va benissimo, non ho mai guidato una Panda. Scusa, posso sapere chi ti ha detto questa str…?
– No, a dire il vero nessuno… l’ho letto su internet.

Lo aveva letto su internet. Quindi doveva essere vero. E lui si era preoccupato.

Qualche anno dopo, invece, ebbi modo di leggere su internet che dopo avere scritto due storie di Tex ero stato cacciato dalla testata e costretto a lasciare a metà una storia, che giaceva incompiuta negli archivi della casa editrice. Provvedetti alla smentita scrivendo al sito che aveva riferito la bufala. Non che sia servito a molto. Periodicamente la bufala ritorna in circolo. Un paio d’anni fa ho anche approfittato di un’intervista per spiegare una volta per tutte che dietro la mia uscita da Tex c’era solo l’abbondante lavoro su Nathan Never. Niente da fare. La frottola continua a correre, spinta dal vento come un tumbleweed nel Far West, e non si ferma mai.

Un’altra bufala sul sottoscritto si è diffusa due anni fa. Appena pochi mesi dopo l’uscita di Caravan si è sparsa la voce che la serie era stata un fallimento. Un flop. Un disastro. Un’ecatombe. Pur non essendo supportata da alcun dato, né ufficiale né ufficioso, la diffusione di questa voce è abbastanza spiegabile: appaga il perverso desiderio del nerd fumettofilo di vedere “punito” un fumetto a lui sgradito. Nella mente dei poveretti che vivono nel web e non nel mondo reale, le sorti dei fumetti sono governate da un implacabile dio giustiziere che premia e punisce a seconda dei loro gusti.

Com’è ovvio, le sorti dei fumetti sono governate da ben altri fattori. Anche imponderabili e insondabili come i disegni divini, sicuramente. E Caravan, per essere la miniserie anomala e “rischiosa” che era – niente eroe protagonista, niente sparatorie e agguati, nemmeno una pistola in copertina – è andata abbastanza bene. La media del venduto mensile si è aggirata sulle 35/36.000 copie. Una cifra oltre il punto di pareggio, e in linea con le dimensioni del mercato in quel momento (oggi, ad appena un anno di distanza dalla conclusione della serie, forse non sarebbe un risultato “abbastanza buono”; sarebbe decisamente buono).

L’ultima bufala risale a pochi giorni fa, quando in un forum si è diffusa la voce che la miniserie a cui sto lavorando con Michele Benevento era stata sospesa. A questo punto ho deciso di non smentire (alla fine ci ha pensato un collega) e di continuare a lavorare in silenzio.

Anche se so già che il dio dei fumetti punirà implacabilmente una serie che ha per protagonisti i filosofi greci, che è basata quasi esclusivamente su dialoghi e lunghi flashback, e soprattutto porta il quasi impronunciabile titolo Pséuma.