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Mickey Spillane


Io sono uno scrittore, non un autore. 
Gli autori scrivono, gli scrittori sono pagati.
 Frank Morrison “Mickey” Spillane

Quando il pulp era pulp sul serio, prima dei giochini citazionistici di Quentin Tarantino, c’era Mickey Spillane. Come vuole la prassi per il Tipico Scrittore Americano, Frank “Mickey” Spillane era passato da un mestiere all’altro prima di sfondare come scrittore.

Scriveva senza tormentarsi alla ricerca dello stile e dello spessore psicologico, e senza documentarsi, con quel minimo di conoscenze che gli derivavano dall’esperienza quotidiana, dal buonsenso e dalla lettura dei giornali.

Il suo detective privato, Mike Hammer, il più duro dei duri, si impose fin dalla sua prima apparizione, nel 1947, col romanzo I, the Jury (reintitolato in italiano: Io ti ucciderò). E probabilmente Hammer fu l'unico, vero personaggio di Spillane. Le sue creazioni successive – detectives, spie, avventurieri a vario titolo - furono ripetizioni dello stesso stereotipo, con variazioni minime.

Come molti scrittori hard boiled, Chandler in testa, Spillane scriveva trame incredibilmente contorte. Eppure riusciva a tirare il lettore di pagina in pagina con una scioltezza impressionante. “E’ la prima pagina che vende il tuo libro – diceva – Ed è l’ultima quella che vende il tuo prossimo libro.”

E in effetti, Spillane fu uno dei venti scrittori americani più letti per tutto il decennio degli anni cinquanta. Il suo nome è talmente legato all’immaginario di quell’epoca che perfino il telefilm Happy Days gli ha reso omaggio: in un episodio, il rosso Richie Cunningham deve sedurre una ragazza, e la invita a casa per mostrarle un libro trasgressivo... cioè un romanzo di Spillane.

La grande trovata di Spillane fu di interpretare l’hard boiled in chiave romantico-avventurosa secondo la lezione di Raymond Chandler, ma sicuramente in maniera meno buonista. Spillane ruppe clamorosamente i tabù del sesso e della violenza, dilungandosi in descrizioni compiaciute (nei limiti dell’epoca, intendiamoci), di amplessi e di pestaggi.

Mike Hammer, quando fa sesso, lo fa senza sensi di colpa. Quando picchia, picchia volentieri. E per i cadaveri che si lascia alle spalle non prova nessun rimorso. Uno dei romanzi (non diciamo quale per non sciuparvi la sorpresa) termina con Hammer che spara a una donna. “Come hai potuto?” rantola lei, nuda e agonizzante, con una pallottola calibro 45 nella pancia. E lui: “E’ stato facile.”

Quando a Spillane fu chiesto perché avesse scelto per il suo detective il cognome Hammer (martello), rispose: “Perché io credo che a ogni uomo piacerebbe essere un martello e picchiare sulla testa il proprio prossimo.”

Degli autori pulp post-chandleriani, Spillane è l’unico che sia sopravvissuto nell’immaginario collettivo (e di conseguenza ristampato e riscoperto periodicamente), nonostante il mutare del gusto letterario e del costume. Lo scrittore si proclamava ferocemente antifemminista (“Le femministe devono andare a farsi fottere!” dichiarò senza preoccupazioni di bon ton), tuttavia non si può dire che dal suo lavoro trapeli una visione smaccatamente sessista. Spillane riflette semplicemente la società del suo tempo, in cui poliziotti e detectives erano tutti uomini, e le segretarie erano tutte donne. Ma certamente le donne possono essere criminali nei suoi romanzi, e quando delinquono non hanno niente da invidiare agli uomini.

I libri di Spillane hanno goduto di grande fortuna cinematografica e televisiva, almeno sotto il profilo della quantità; che, come sappiamo, non coincide necessariamente con qualità.

Comunque, la filmografia spillaniana non è del tutto priva d'interesse: innanzitutto, conta un film rinomato ancora oggi. E’ Un bacio e una pistola (1955) di Robert Aldrich, con Ralph Meeker nella parte di Mike Hammer. Si tratta di un adattamento piuttosto libero, scritto dallo stesso regista e da Albert I. Bezzerides, del romanzo Bacio mortale (Kiss Me Deadly).

Inoltre, caso probabilmente unico nella storia del poliziesco, Mickey Spillane ha interpretato il suo personaggio nel film Cacciatori di donne (The Girl Hunters, 1963), B-movie diretto da Roy Rowland. E la sua seconda moglie Sherri Manou compare nel film Il fattore Delta (The Delta Factor, 1970), ultimo lavoro per il cinema di Tay Garnett, il regista del famoso noir Il postino suona sempre due volte.

Oscurato dagli antieroi degli anni settanta, Mike Hammer è stato riscoperto negli anni ottanta, a cominciare da una versione non proprio memorabile di Ti ucciderò (I, the Jury), diretta nel 1982 da Richard T. Heffron e scritta dal prolifico Larry Cohen. Armand Assante è un Mike Hammer credibile, ma la cosa migliore del film è senza dubbio Barbara Carrera.

Due anni dopo, nel 1984, è la volta della serie TV Mike Hammer, interpretata da Stacy Keach. La serie ha un certo successo, è candidata a diversi Golden Globe e se ne aggiudica uno, ma non ha lunga vita: tre anni. Gli adattamenti successivi non lasciano tracce, nemmeno quando Stacy Keach torna a vestire i panni di Mike Hammer nel 1996.

Per finire, è doveroso ricordare che Spillane, agli inizi della sua carriera, fu anche sceneggiatore di fumetti. Eppure non è uno scrittore a cui gli autori di fumetti si siano ispirati, dato il mutare della sensibilità politica a partire dagli anni sessanta.

A riportare in auge le atmosfere di Spillane è stato Frank Miller con il suo Sin City, in particolare con la lunga storia Hell & Back, che cita quasi letteralmente alcune sequenze tipiche del grande scrittore pulp.

Infine, non tutti sanno che grazie a Spillane ha ottenuto il suo bizzarro nome uno dei personaggi a fumetti più amati in Italia. In cerca di un nome per il suo personaggio, Tiziano Sclavi si ritrovò sotto il naso un romanzo di Mickey Spillane nell'edizione dei Gialli Garzanti. Lo scabroso titolo originale, The Erection Set, era stato cambiato in Dog, figlio di....